Modica da Vivere

La Chiesa di San Giorgio, posta tra la parte alta e la parte bassa della città,
in posizione scenografica con il prospetto rivolto verso occidente è l’architettura più imponente della città e di tutta la Sicilia sud-orientale.
La singolarità dell’opera, oltre alla sua intrinseca bellezza, è data dalla sua collocazione urbanistica, al centro di una città costruita a ripiani irregolari collegati da scalinate e salite tortuose con ampi spazi che, ancora nel Settecento, dovevano essere destinati a giardini e orti terrazzati.
La fisionomia attuale della chiesa è il risultato di più secoli di trasformazioni, integrazioni e completamenti con gli interventi più consistenti che si situano tra il XVII e il XIX secolo.
La prima fonte che parla dell’esistenza della chiesa è una bolla pontificia dal 1150 di papa Eugenio III con la quale la chiesa veniva posta sotto la tutela del Monastero di Mileto in Calabria.
Secondo la tradizione la chiesa fu fondata dal Conte Ruggero e, in ricordo di tale avvenimento, all’interno, sopra il portale principale è esposta l’armatura del Conte Ruggero d’Altavilla, il condottiero dei Normanni e il leggendario fondatore di San Giorgio.

Casa Natale di Salvatore Quasimodo

Museo Casa Natale di Salvatore Quasimodo rappresenta il luogo della memoria per eccellenza; è il luogo in cui si può riuscire a cogliere l’essenza della storia che vi si racconta e dell’arte che vi si manifesta attraverso il ricordo e la riflessione.
E’ altresì il vivo racconto di un’epoca, della società che si riferisce ad essa e del territorio di cui fa parte, attraverso la scoperta della personalità, dell’opera e delle emozioni del grande poeta che vi nacque.
La Casa Museo è la dimora dove il Premio Nobel per la letteratura nacque il 20 agosto del 1901.
Nei due ambienti principali (lo studio milanese e la camera da letto) sono custoditi mobili e oggetti appartenuti al grande letterato e si ha l’occasione per ammirare fotografie autografate, edizioni speciali delle opere Quasimodiane, cimeli appartenuti al Poeta, testimonianza della grandezza delle sue opere

ll Museo Campailla , ubicato nell’ex ospedale di S.Maria della Pietà , allestito in alcuni ambienti del palazzo che attualmente ospita l’Ufficio Tecnico del Comune di Modica oggi è museo di medicina ed è composto da due stanze dove vi sono conservate le famose “botti” o stufe mercuriali per la cura della sifilide. Inventore fu il medico, filosofo e poeta Tommaso Campailla. In questo ospedale giungevano malati da ogni parte d’Italia per curare la sifilide prima dell’avvento della penicillina. Vi si conservano, oltre le tre stufe mercuriali, “botti”, un apparecchio per il pneumotorace del prof. Forlanini per la cura della tubercolosi, volumi di medicina e foto che documentano le angoscianti fasi della malattia venerea. La ventennale ricerca storica sulla Scuola medica modicana del prof. Guccione ha portato anche alla scoperta di un Teatro anatomico e all’allestimento di uno spazio apposito. Nel museo esiste una pregevole collezione di strumenti chirurgici.

Il Museo si divide in 4 sezioni: la Stanza delle Botti, lo Studio Medico, il Teatro Anatomico e il Museo della Medicina.

Il Mulino ad acqua “Cavallo d’Ispica”, originale gioiello dell’arte contadina del XVIII secolo, sorge nella parte nord della valle archeologica di Cava d’Ispica, a pochi chilometri dal Barocco ibleo di Modica, città natale del poeta Quasimodo e famosa per il rinomato cioccolato.
L’antico Mulino, grazie alla dedizione costante tramandata per quattro generazioni dalla famiglia Cerruto e agli ambienti perfettamente conservati, costituisce oggi una irrinunciabile testimonianza di una civiltà contadina ormai estinta, che rivive tra le mura di questo sito, meta ogni anno di migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo, di gruppi scolastici e viaggi studio.
Il visitatore potrà ammirare le testimonianze di un’arte secolare fatta di utensili e oggetti quotidiani e intraprendere così un percorso che tra maestose volte, fascinose cascate e antiche macine si dispiega nella storia.

Chiunque si trovi a visitare la città rimarrà sicuramente affascinato da queste antiche strutture che dall’alto dominano il centro storico, oggi come già tanti secoli fa. Il castello nasce per esigenze militari in quanto si ergeva su un promontorio roccioso con due lati su tre con pareti a strapiombo: il luogo ideale per un’architettura di questo tipo. Della costruzione originale rimane una torre poligonale del XIV secolo.
Il castello, che fu modificato e ingrandito a più riprese dall’VIII al XIX secolo, era la sede del potere politico e amministrativo. Infatti, oltre al presidio militare, ospitava la residenza dei Conti di Modica e, successivamente, del Governatore della contea. Inoltre, aveva la funzione di carcere, come testimoniano le stanze create nella roccia e le due fosse di 7 metri, chiuse con delle grate, adibite ai galeotti.
A partire dal 1361 fu anche sede del potere legislativo: qui si svolgevano i processi della Gran Corte e della Corte per le I e II Appellazioni, mentre a partire dall’Ottocento vi operò il Tribunale civile e penale di I grado e la Corte d’Assise. Inoltre, nel suo cortile era sempre presente una struttura religiosa, come la chiesetta di San Cataldo, d’età medievale, la chiesa di San Leonardo, d’epoca ottocentesca, e per ultima la chiesa della Madonna del Medagliere costruita appena nel 1930.

Il cioccolato, simbolo e orgoglio di questa terra, trova la sua massima celebrazione in un museo che ne raccoglie storia e sapori. Inaugurato nel 2014 in un’ala del prestigioso Palazzo della Cultura, offre ai visitatori un itinerario coinvolgente che svela curiosità e aneddoti su questa prelibatezza. Si parte da una interessantissima mostra documentario-bibliografica, intitolata “Il cioccolato di Modica nelle carte dei Grimaldi – 1746/1915”, che raccoglie una vasta quantità di fogli e manoscritti, esposti su trenta pannelli, in cui viene descritta, dall’era precolombiana in poi, la storia del cioccolato e la sua evoluzione, dal chicco alla lavorazione al prodotto finito. In altre due stanze del palazzo sono esposte ventidue sculture di cioccolato, realizzate da scultori e da giovani studenti del Liceo Artistico “Campailla” di Modica: una galleria curiosa e dolcissima.

Non meno sorprendente la miniatura dell’Italia di cioccolato: un grande bassorilievo di circa nove metri, sistemato nel salone più grande, interamente realizzato in cioccolato, dove ogni capoluogo di Regione è evidenziato da sculture rappresentative. In una teca illuminata sono esposte le medaglie d’oro e le onorificenze conquistate dalle fabbriche modicane di cioccolato nelle esposizioni Internazionali dal 1905 al 1910. La galleria degli incarti speciali permette di ammirare le realizzazioni prodotte dal Consorzio in occasione di eventi e anniversari particolari.

Infine, è possibile osservare i maestri cioccolatieri all’opera in un vero laboratorio dolciario, “u dammusu ro ciucculattaru”, che s’affaccia sulla via Grimaldi, in cui si assiste alle fasi di lavorazioni del cacao che, assieme allo zucchero e spezie varie, si trasforma nelle celebri barrette dal sapore unico. Il museo è aperto dalle 10 alle 20 (orario continuato

Il Museo Civico di Modica è nato grazie all’infaticabile opera di Franco Libero Belgiorno a cui è stato intitolato. Egli, tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, iniziò a raccogliere materiali di natura prevalentemente archeologica rinvenuti nel territorio ibleo. Questa serie di reperti andarono così ad aggiungersi agli altri reperti archeologici e paleontologici raccolti, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, dai Prof. Stoppani e Maugini, insegnanti dell’Istituto Tecnico “Archimede” di Modica e curatori del Gabinetto di Storia Naturale. Più recentemente, negli anni ’70-’90, la collezione è stata implementata anche con reperti provenienti non solo da recuperi occasionali o da ricognizioni sul territorio, ma anche frutto di indagini archeologiche sistematiche.
Inaugurato nel 1990 all’interno del Palazzo dei Mercedari, dal giugno 2005 è stato trasferito nei locali del Palazzo della Cultura, ex Monastero delle Benedettine.
Nella sezione dedicata alla preistoria si trovano non solo i reperti provenienti dal villaggio di età neolitica in contrada Pirrone, ma anche i materiali databili all’antica età del bronzo e provenienti dal villaggio di Baravitalla, a Cava Ispica, e da Cava Lazzaro.
Nel settore dedicato alla città di Modica e al suo territorio si ripercorre, attraverso i reperti archeologici rinvenuti nei quartieri della città e nei siti circostanti, la straordinaria continuità abitativa del centro antico e del suo comprensorio dall’età preistorica fino all’età medievale e post-medievale. Degni di nota sono soprattutto i lotti dei reperti provenienti dal Castello dei Conti e dal sito romano di Treppiedi.
Il reperto più altamente rappresentativo della collezione archeologica è certamente la preziosa statuetta in bronzo raffigurante Eracle, rinvenuta fortunosamente nel 1967 in c.da Cafeo, lungo il fiume Irminio ed esposta nel Museo dal 1996 dopo un lungo restauro presso l’Istituto Centrale per il Restauro. L’eroe è rappresentato nudo e stante, in posizione chiastica: regge l’arco con la mano sinistra, mentre con la destra si appoggiava probabilmente alla clava, oggi mancante. Indossa sulla testa una imponente leontea, le cui zampe anteriori sono annodate sul petto. Il bronzetto di pregevole fattura, alto circa 22 cm, è un prodotto siceliota databile al pieno III sec. a.C. – o secondo una recente teoria anche al IV sec. a.C. – ed è considerato uno dei più importanti fra i bronzetti ellenistici scoperti in Sicilia.

Il museo, realizzato dall’associazione culturale Serafino Amabile Guastella e aperto al pubblico nel 1978, si possono rivivere le tradizioni artigiane e contadine della Contea di Modica. Il suo patrimonio è infatti costituito da attrezzi originali, arredi e suppellettili, simboli veri e propri della modicanità.

Ed ecco che i visitatori possono addentrarsi nei mestieri di un passato ormai lontano: il falegname, il barbiere e il sarto non sono di certo figure sconosciute, come invece lo sono (o lo sono ai più) il lattoniere (colui che lavora la lamiera metallica), l’aggiustapiatti o il cordaio… La Sicilia (l’Italia in generale) è composta di questi pezzi di storia che, grazie al lavoro di musei e associazioni, possono ancora vivere nei nostri ricordi.

Camminando per Modica, è possibile immaginare dolcieri intenti alla preparazione degli ‘mpanatigghi (tipici biscotti modicani); anziani sellai che preparavano i cavalli per la festa di San Giuseppe; cestai dalle mani veloci ed efficaci. E ancora: scalpellini, picconieri, calzolai, fabbri, carradori (coloro che costruivano e riparavano i carri) e mielai. Un salto nel passato che, soprattutto per chi ha origini siciliane, non può che rievocare la nostalgia della laboriosità di un tempo. Difficile, oggi (un’epoca in cui il lavoro intellettuale ha quasi preso il sopravvento su quello manuale) osservare mani giovani e capaci intrecciare un cesto solo per il bisogno di farlo.

Il museo offre anche la possibilità di osservare una tipica abitazione rurale, la cossiddetta “massaria”, luogo di duro lavoro ma ricco di profumi e sapori: uno spaccato di vita quanto mai realistico e profondamente umano.

Infine la sala della “Religiosità popolare”: qui è possibile assaporare il gusto di una fede fatta di altari-armadio, paramenti e immagini sacre.

Il Museo Ibleo delle Arti e Tradizioni Popolari è quindi dedicato a coloro che amano addentrarsi nel passato e studiarlo attraverso i dettagli di una quotidianità spesso ignorata dai libri di storia. Ma la storia non è fatta solo di imperatori ma anche e soprattutto di contadini, operai e artigiani che, nel silenzio delle loro umili vite, andavano avanti, giorno dopo giorno.

Centinaia di farfalle tropicali di tantissime e variegate specie volano liberamente nel nostro giardino d’inverno che si trova all’interno dell’ex convento del Carmine nel centro storico di Modica.Questo incantevole giardino combinato con la bellezza delle farfalle è il cuore della “Casa delle Farfalle”.

La struttura, complessivamente di oltre 300 mq, ospita centinaia di farfalle esotiche lasciate in libertà in un ambiente che riproduce le condizioni pressoché naturali di una foresta vergine tropicale in miniatura con una temperatura di 26°C e un’umidità dell’aria dell’80%. Una cascata d’acqua, piccoli stagni e ponticelli creano uno scenario pittoresco che dà ancora più risalto alla bellezza delle farfalle ed offre un’occasione unica per fare foto fantastiche.

I cartelloni informativi contengono esaurienti nozioni sui meravigliosi insetti e consentono di comprendere in sintesi il ciclo di vita di una farfalla. Nella cosiddetta “casetta delle crisalidi” si può persino osservare le farfalle al momento della nascita . Troverete anche la gigantesca farfalla cobra (Attacus atlas), caratteristica per i vivaci colori ed il fantastico motivo delle sue ali, la cui apertura può raggiungere i 30 cm.

Che siate una classe, un gruppo di turisti, adulti, ragazzi, bambini o semplicemente appassionati visitatori, potrete pianificare la vostra visita da noi vivendo una esperienza davvero unica.

Il Museo Civico di Modica è nato grazie all’infaticabile opera di Franco Libero Belgiorno a cui è stato intitolato. Egli, tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, iniziò a raccogliere materiali di natura prevalentemente archeologica rinvenuti nel territorio ibleo. Questa serie di reperti andarono così ad aggiungersi agli altri reperti archeologici e paleontologici raccolti, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, dai Prof. Stoppani e Maugini, insegnanti dell’Istituto Tecnico “Archimede” di Modica e curatori del Gabinetto di Storia Naturale. Più recentemente, negli anni ’70-’90, la collezione è stata implementata anche con reperti provenienti non solo da recuperi occasionali o da ricognizioni sul territorio, ma anche frutto di indagini archeologiche sistematiche.
Inaugurato nel 1990 all’interno del Palazzo dei Mercedari, dal giugno 2005 è stato trasferito nei locali del Palazzo della Cultura, ex Monastero delle Benedettine.
Nella sezione dedicata alla preistoria si trovano non solo i reperti provenienti dal villaggio di età neolitica in contrada Pirrone, ma anche i materiali databili all’antica età del bronzo e provenienti dal villaggio di Baravitalla, a Cava Ispica, e da Cava Lazzaro.
Nel settore dedicato alla città di Modica e al suo territorio si ripercorre, attraverso i reperti archeologici rinvenuti nei quartieri della città e nei siti circostanti, la straordinaria continuità abitativa del centro antico e del suo comprensorio dall’età preistorica fino all’età medievale e post-medievale. Degni di nota sono soprattutto i lotti dei reperti provenienti dal Castello dei Conti e dal sito romano di Treppiedi.
Il reperto più altamente rappresentativo della collezione archeologica è certamente la preziosa statuetta in bronzo raffigurante Eracle, rinvenuta fortunosamente nel 1967 in c.da Cafeo, lungo il fiume Irminio ed esposta nel Museo dal 1996 dopo un lungo restauro presso l’Istituto Centrale per il Restauro. L’eroe è rappresentato nudo e stante, in posizione chiastica: regge l’arco con la mano sinistra, mentre con la destra si appoggiava probabilmente alla clava, oggi mancante. Indossa sulla testa una imponente leontea, le cui zampe anteriori sono annodate sul petto. Il bronzetto di pregevole fattura, alto circa 22 cm, è un prodotto siceliota databile al pieno III sec. a.C. – o secondo una recente teoria anche al IV sec. a.C. – ed è considerato uno dei più importanti fra i bronzetti ellenistici scoperti in Sicilia.

La chiesa di Santa Maria del Gesù (1478-1481) e l’annesso convento (1478-1520) sorgono a Modica, dichiarati Monumento Nazionale poco dopo l’Unità d’Italia, appartennero ai Frati Francescani Minori Osservanti. Conserva uno splendido chiostro a due ordini in stile tardogotico, con colonne variamente decorate e ognuna diversa dall’altra. Si tratta di un unicum in tutta l’Italia meridionale, che ha esempi stilistici sopravviventi in Catalogna. La chiesa fu costruita restaurando un preesistente edificio francescano già presente almeno dal 1343, e grazie alla volontà e alla munificenza della contessa Giovanna Ximenes de Cabrera, al fine di celebrarvi, nel gennaio del 1481, le nozze della propria figlia Anna con Fadrique Enrìquez, primo cugino del Re di Spagna Ferdinando il Cattolico.
A settembre 2010 la locale Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali ha annunciato la conclusione dei lavori di restauro, mentre la storica riapertura al pubblico, dopo 146 anni di inaccessibilità, si è avuta il 20 aprile 2011, tramite l’ingresso principale della chiesa, essendo stato reso autonomo l’accesso alla struttura penitenziaria.
Dall’agosto 2016 la chiesa e il relativo chiostro sono nuovamente fruibili e aperti al pubblico.

Una bella scalinata con le statue dei dodici apostoli, chiamati dal popolo “santoni”, conduce alla sobria ma imponente facciata suddivisa in due ordini, e abbellita da quattro statue, raffiguranti san Cataldo, santa Rosalia, san Pietro e la Madonna, che arricchiscono il secondo ordine, che è infine sormontato all’apice della facciata dalla scultura, in altorilievo, di un Gesù Cristo in trionfo. L’interno della chiesa, a tre navate e con quattordici colonne con capitelli corinzi, è decorato, a partire dal pavimento, del 1864, con intarsi di marmo bianco, marmi policromi e pece nera, per finire con la volta, ricca di affreschi, raffiguranti scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, iniziati nel 1760 circa dal pittore locale Gian Battista Ragazzi con la collaborazione del figlio Stefano, e portati a termine intorno al 1780, probabilmente solo dal figlio. All’interno si conservano due statue marmoree, una “Madonna di Trapani” attribuibile ad un allievo di Francesco Laurana, databile intorno al 1470, ed una molto espressiva “Signora del Soccorso” (1507), altrimenti detta Madonna della mazza per la stretta somiglianza[1] con l’analoga opera dello scultore Giorgio da Milano, detto Il Brigno, presente nel Duomo di Termini Imerese (altra Madonna col Bambino, datata 1497, molto simile nel panneggio a quella di Modica, sempre dello stesso scultore, si trova nella chiesa di Santa Caterina[2] in Naro (AG), col nome di Madonna delle Grazie[3]). La statua ora in San Pietro è proveniente dalla chiesa di Santa Maria del Soccorso, dove a sua volta era stata portata dalla vecchia chiesa dallo stesso nome distrutta nel 1927 per costruire l’istituto magistrale. Giorgio Brigno da Milano, considerato dal Pitruzzella uno dei migliori artisti del Rinascimento siciliano, lavorava a Palermo nella bottega di Domenico Gagini.

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